“LAUREA TARDI RENDE DIFFICILE LAVORO” (M. Martone viceministro al lavoro)
Da Leggo.it: Rapporto Italia 2012 da Eurispes. Il Paese è «sfiancato, impotente e immobilizzato» da una situazione economica peggiorata nel 2011 per il 67% degli italiani: il peggior risultato dal 2004. Ancor più amaro il dato sui giovani: il 60% di quelli tra i 25 e i 34 anni pensa di andare all’estero. L’obiettivo è, ovviamente, il lavoro.
«La responsabilità – ha detto il presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara – viene attribuita alla classe politica, ma appartiene alla classe dirigente, che costituisce un blocco solidale e separato dal resto del Paese, che non ha nessuna intenzione di rinunciare ai privilegi». Non stupisce allora che, come certificano i dati Eurostat, in Italia a novembre la disoccupazione giovanile ha raggiunto quota 30,1%, seguito solo da Portogallo, Slovacchia e Spagna che ha raggiunto il picco del 49,6%, contro una media Ue del 22,3%.
Ragazzi, mi avete scritto in tanti, in particolare è arrivata questa e la pubblico!!!
Lettera di Paolo, un 25enne laureato, che però non è ugualmente soddisfatto del presente, del suo lavoro, della sua vita, ma non si abbatte e crede nel futuro, e che spiega ad Alex, un 28enne non laureato (per sua colpa), cosa voleva dire il viceministro Martone con la parola “sfigato”.
Caro Alex,
28enne non ancora laureato che fai il pierre in discoteca il giovedì sera, che quando ti va bene guadagni 40 euro a tavolo ma bevi gratis tutti i vodka lemon che vuoi, che hai 15 esami indietro ma a papà hai detto che sei in regola, e così lui ti paga la retta all’Università, la stanza in affitto, il motorino, l’abbonamento in piscina, le cene con gli amici, forse non hai ben capito a chi si riferiva il viceministro Martone quando diceva “che se hai ventotto anni e non sei ancora laureato sei uno sfigato”. A te, rintronato!!! Si riferiva proprio a te, che non hai voglia di fare un cazzo, che ti svegli all’una, e il pomeriggio riposi sul divano; che vai all’Università a fare finta di studiare e poi stai buttato al bar a riempirti lo stomaco di caffè e kinder bueno. A te che se avessi dei sogni, degli obiettivi nella vita, forse saremmo tutti orgogliosi. A partire dai tuoi genitori. Perché se hai dei genitori intelligenti, non ti negherebbero mai la possibilità di studiare e farebbero enormi sacrifici per permetterti di farlo nel miglior modo possibile. E non iniziare a dire che all’Università ti spostano gli esami, i professori sono stronzi, i loro assistenti frustrati, i libri costano, le fidanzate sono esigenti, l’allenatore è razzista, tu sei stressato, soffri di sbalzi d’umore, ti sudano le mani, il portiere del palazzo non spazza bene le scale, la vicina di casa fa troppo rumore con lo stereo e non riesci a concentrarti.
Attenzione Alex, perché se tu davvero non hai la possibilità di studiare e i tuoi genitori ti dicono: “O ti trovi un lavoro o non possiamo permetterci di mantenerti in una città metropolitana a fare l’Università”, allora puoi laurearti comodamente, fuori corso, anche a trentacinque anni. Sono io il primo che vengo a portarti la corona d’alloro alla discussione della tesi.
Se però, o hai deciso di prenderti un anno sabbatico, o hai deciso di fare altre cose, o di preparare bene gli esami e non presentarti al primo appello senza aver finito di leggere il testo, o hai paura del professore, non sarai uno sfigato (a meno che tu non abbia scelto una facoltà come ingegneria meccanica o medicina e chirurgia dove servono almeno 8 anni per completare tutto il percorso di studi), se in 6 anni ce la fai a finire il percorso accademico, anche con pochi appelli all’anno a disposizione e anche se te li spostano all’ultimo momento. Altrimenti hai toppato.
Ma se non hai di questi problemi, se hai paura?!? Devi superarla. Se, invece, hai poca voglia di studiare e ti vuoi godere la vita, pensando “tanto c’è tempo”?!? Questa è una scelta, da rispettare ma non necessariamente da condividere e, che ti piaccia o no, un viceministro del lavoro, che analizza lo stato dell’occupazione giovanile in Italia rispetto all’Europa, ha il dovere istituzionale di dire: “caro ventottenne vedi che sei in ritardo sulla tabella di marcia, perché secondo le statistiche dobbiamo cominciare a riconquistare posti di lavoro, uno per uno e dobbiamo sbrigarci perché la competizione è tanta, e oggi se non conosci perfettamente una lingua straniera hai più difficoltà a trovare lavoro, poi è chiaro, dipende dal lavoro, dipende da molti fattori, ma il messaggio è chiaro: impegnarsi”.
Negli anni settanta, quando le radio non erano ancora libere, la tivvù era in bianco e nero, i telefonini non esistevano, il pacchetto Office non era stato ancora inventato, in Spagna c’era la dittatura, in Germania c’era il muro e in Italia ancora non era stato approvato lo statuto dei lavoratori e manco l’istituto del divorzio, i nostri genitori cosa hanno fatto? Si sono rimboccati le maniche e hanno ricostruito la società, hanno riscritto le regole, hanno fatto la rivoluzione, e cantavano le canzoni di De Andrè.
Oggi i tempi sono cambiati: c’è computer, radio, tv, internet insieme dentro un telefonino che è largo 5cm, lungo 7 e pesa 10grammi, i ragazzi parlano con i messaggi di twitter e facebook e il nuovo poeta si chiama Jovanotti. E il viceministro, che è giovane e al passo coi tempi, e lo sa, ha usato un linguaggio forte ed il messaggio è arrivato.
Alex, se ancora non l’hai capito, ti vengo incontro e penso che questa strofa della canzone di Lorenzo Cherubini potrà sintetizzare al meglio quello che il viceministro voleva dire l’altro giorno:
“un mondo vecchio che sta insieme solo grazie a quelli che hanno ancora il coraggio di innamorarsi, e una musica che pompa sangue nelle vene e che fa venire voglia di svegliarsi e di alzarsi, e smettere di lamentarsi, che l’unico pericolo che senti veramente è quello di non riuscire più a sentire niente, di non riuscire più a sentire niente; il battito di un cuore dentro al petto, la passione che fa crescere un progetto, l’appetito, la sete, l’evoluzione in atto, l’energia che si scatena in un contatto”. Parafrasando queste parole, e concludo, caro Alex, il nostro Paese è vecchio, e un Paese di vecchi pensa ai vecchi, non pensa ai giovani, e se stiamo ad aspettare che qualcuno ci chiami diventeremo vecchi anche noi prima del tempo. Basta lamentarci, dobbiamo riprendere in mano la nostra vita, il nostro futuro, orientare il nostro destino, perché si può. Dobbiamo tornare ad innamorarci, innamorarci significa credere in qualcosa, in un progetto, e farlo, che sia un quadro, un disco o una tesi, altrimenti dentro al petto non sentiremo più battere nulla, e continueremo ad andare avanti per inerzia, senza stimoli, senza obiettivi, e saremo perdenti in partenza. Chi invece è ottimista è vivo, e se si laurea in tempo potrà competere con il mercato, ma anche se non è laureato, ma ha un’idea, e lotta per realizzarla, al di là dell’età (ma è chiaro che il viceministro si riferiva al target universitario 18-26 anni) allora riuscirà a vincere le sue paure e la sua sfida.
Andare all’estero? Perché? Certo, se c’è un’opportunità di lavoro okay, ma se possiamo dobbiamo resistere e provare a crearci il nostro futuro in Italia.
E in ultimo, non parliamo sempre delle fortune o dei privilegi altrui, questo è il classico gossip all’italiana, pensiamo a noi stessi, ai nostri punti di forza e a valorizzarli, ai nostri punti deboli e a sconfiggerli, e non ci abbattiamo se uno è figlio di qualcuno, perché tanto il padre non lo ammazzerai certo tu, però si può cambiare questo trend, perché se non si è mediocri, se si studia o si coltiva il proprio talento, alla fine l’opportunità esce per tutti, a chi prima, a chi poi, ma se uno sa solo criticare e distruggere, il Paese non lo cambieremo mai.
Firmato Paolo, un 25enne laureato che non è soddisfatto del presente, del suo lavoro, della sua vita, ma non si abbatte e crede nel futuro.







Pingback: PAPIBULLDOZER
Smara, 21enne, in corso, non soddisfatta dell’Italia:
Mi dispiace tanto per personaggi come Alex, simili a molti miei compagni di corso (Architettura, Politecnico di Milano, ahimè o per fortuna). Figli di padri benestanti, figli con già il lavoro in mano fin dalla nascita (sono molti quelli che scelgono questa strada perché hanno in famiglia qualcuno che già fa questo lavoro, anche se a loro magari non piace fino in fondo), figli di una generazione che non sento mia in un Italia che vorrei sentire più mia.
La mia personale situazione è quella di una (dei tanti) giovani i cui genitori fanno sforzi per pagare le spese, quelle che tutti hanno, e che senza cattiveria 2000 euro di tasse all’anno+spese di trasporto+libri e materiale+spese quotidiane (il cibo) per cinque anni di università non se le sono permesse. Però, a differenza loro mio padre non è architetto, l’unica eredità in questo campo che ho è mio nonno defunto che si costruì la casetta degli attrezzi da solo, ma non mi pare sia valido come esempio. A me però quello che studio piace, l’ho scelto io e non perché non volessi iniziare a lavorare dopo le superiori ma perché ci credo davvero. Tant’è che pur di farlo ho iniziato a lavorare nell’weekend come promoter (quelle rompicoglioni che ti propinano anche l’acqua calda, sì, loro), così le spese me le pago io. Considerando che i soldi sono miei sono la prima a non voler andare fuori corso, per motivi di orgoglio e perché sarebbero altri soldi miei spesi per una cosa che si può risparmiare, inoltre ho la borsa di studio e se vado fuori corso me la tolgono quindi non mi conviene (perché lavorando due giorni a settimana a 50 euro al giorno non copri tutte le spese, considerando che solo l’abbonamento mensile mi costa 70 euro e i materiali tra stampe, libri -fotocopiati illegalmente- e altro arrivano al modico prezzo di 100 euro al mese).
Io non mi permetto di laurearmi a 35 anni! Non mi permetto di uscire la sera, perché voglio risparmiare, perché sono stanca, perché le mie vacanze sono 25 dicembre e qualche giorno ad agosto (non dietro mia volontà ma perché non ci fanno lavorare), perché appena ho del tempo libero voglio leggere, voglio fare le mie cose che nella mia lista di priorità sono sempre per ultime. Io non mi permetto di dire, come qualche mio compagno “non ho voglia di studiare” perché a me l’unica cosa che manca è il tempo per farlo, non mi dà fastidio lo stereo della vicina perché ho imparato che in situazioni di crisi si studia benissimo anche in pausa pranzo al Mc e se la gente mi guarda male non importa. Non mi permetto di dare il secondo appello, perché il secondo appello è a fine febbraio e io prima finisco gli esami prima ho altri giorni liberi per lavorare, o forse, finalmente per dormire, per riposarmi, per fermarmi.
Faccio parte, insieme a tantissime altre persone, di un’Italia che ha smesso di essere giovane, nonostante l’età, di un’Italia divisa tra i 21enni il cui problema è dove andare a ballare e come copiare, e quelli che hanno fatto scelte consapevoli e cercano, nonostante le circostanze, di portarle avanti. Faccio parte di quella metà che studia con la sorella in camera che ascolta la musica, che studia con la mamma che ti interrompe ogni cinque minuti per chiederti di darle una mano (e siccome lavora pure lei come una matta ma i soldi non bastano mai, non le dici di no, perché la vedi che è stanca e ha 50 anni e vorrebbe e si meriterebbe una cazzo di pensione invece ha solo mal di schiena e medicinali che costano molto oltre il dovuto). Faccio parte di un’Italia che NON sa (e NON VUOLE SAPERE) cos’è il Grande Fratello, e una volta al lavoro non ho riconosciuto una di qualche edizione passata e questa s’è pure offesa: continuo a pensare che lei non sappia nemmeno che prima di essere robaccia da tv ignorante, il grande fratello c’era in un libro, fin troppo attuale oggi.
Faccio parte di quelli che vanno via prima da lezione per andare a lavorare, non perché la lezione è noiosa, e faccio parte di quelli che ancora ci credono e se non basterà almeno farò parte di quelli che, laureati in tempo, con già esperienza nel mondo del lavoro -seppur non nel mio ambito, almeno so come ci si comporta, e so come funziona un ambiente lavorativo- prenderanno e andranno via cercando fortuna altrove, cosa che un 35enne fuori corso con la pappa pronta e masticata (e spesso già digerita) non avrà mai le spalle, le conoscenze e la voglia di fare. Perché sacrificarsi è giusto, crederci pure di più, ma farsi pigliare per il culo mica tanto.
Ah e per inciso, faccio parte di quelli che in Italia nemmeno ci sono nati, ma ci sono arrivati sempre perché papà non era architetto fondamentalmente e i soldi non bastavano, ed è di una tristezza scoraggiante, demotivante e infinita che io ci creda di più in questo paese di chi ne possiede la cittadinanza, che ben prima di un titolo di studio di alto livello come una laurea, io-che sono qui da 8 anni- possieda la lingua italiana meglio di tantissime persone che qui ci sono nate e cresciute, per caso. Come tutto quello che succede ai giovani italiani oggi: per caso, in un’Italia che è figlia della casualità e non della causalità, dove metà dei miei compagni su quei banchi ci si sono trovati e basta, trascinati dall’onda, senza nessuna volontà vera e propria.
Mi si passi lo sfogo, è un “periodo” (quello attuale, che ha dello storico e nemmeno ci rendiamo ancora bene conto il perché) che non ce la faccio più, perché c’è anche quest’Italia, ma purtroppo è una minoranza, sempre più piccola.
grazie e in bocca al lupo!!!
Complimenti, da laureando ho letto con estremo piacere e interesse questo post, carico di energia e positività…e soprattutto SBATTIMENTO!
tutte cavolate 25enne! Tutti stereotipi solo per difendere un ministro raccomandato e se stessi per aver fatto il ‘bravo’!!! Direi di saper rispettare le persone innanzi tutto!!!
non meriti risposta. Il Paese è fermo perchè c’è gente come te in grado solo di criticare e lamentarsi e prendersela senza creare, senza proporre, senza positività. Leggo cattiveria nelle tue parole, anche io sono incazzato e indignato, ma mi impegno. tu evidentemente no.
ma come si fa a parlare per luoghi comuni senza nemmeno conoscere le circostanze personali per cui un individuo impiega più di un altro a laurearsi?!? automaticamente chi si laurea a 30 anni è un caprone, quando magari ha problemi personali, o di salute, o anche se non lavora 8 ore al giorno lavora in orari che gli impediscono la frequenza a lezione…come si fa?! io conosco diverse persone laureate tardi, e sono persone intelligenti, non capre, e nemmeno scansafatiche! persone che hanno avuto intoppi ma hanno tenuto duro…e che qui verrebbero giudicate spietatamente ed etichettate come capre nullafacenti in cerca di scuse…quindi chi si deve vergognare è chi è pronto a mettere queste etichette e a giudicare senza conoscere, questa sì che è ignoranza..
beh…mamma a ventun anni e probabilmente laureata nel duemilamai a questo punto, vista la lentezza con cui procede il mio percorso universitario. Spero di non rientrare in quel target di studentelli sfigati, perchè, è vero, chissà quando mi laureo, ma ho comunque dei progetti, dei sogni e, per quanto posso, vado avanti con gli esami sperando in un futuro qui nel mio Paese.
problema vero, speriamo lo affrontino diligentemente. Devi crederci!!!
vorrei dire pure una cosetta ad Alex, se non vi dispiace
io mi sono laureata a 39 anni e non mi sento affatto sfigata!
perchè mi ci sono iscritta a 36 anni e l’ho fatta mentre lavoravo (full-time) e con pure due figli
sai come ho fatto? niente cene fuori e niente cazzeggio per tre anni!
e se ce l’ho fatta io, a laurearmi dignitosamente, allora significa che se non lavori e a 28 anni non hai terminato allora sei proprio un caprone!
Prova a pagartele da te le tasse universitarie e i libri e vedi come cambia la storia!
@cristina: complimenti e grazie per la tua testimonianza.
si, ecco. questo è quello che penso anche io. Basta cazzeggiare.
Reblogged this on A crescere come si fa.
ahahah
laureato 25enne (in lettere?)…sabbatico si scrive con 2 b..a meno che tu non intendessi un anno fatto solo di sabati
Ma che il dato da cui parte il discorso di Martone sia falso,interessa a qualcuno?
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-01-24/almalaurea-media-laureato-174413.shtml?uuid=AavvV4hE
http://www.repubblica.it/scuola/2012/01/29/news/sfigati_bamboccioni-28980239/
Premesso che vorrei sapere in base a quali criteri il ministero calcola 7.200 euro di spesa pro-capite….e premesso anche che il calcolo del giornalista è di un ingenuità ai limiti della tenerezza….
Okay,secondo Repubblica abbiamo una percentuale di laureati 27enni che si aggira sul 22%.Togliamoci tutti i ritardatari “per giusta causa” (lavoro + università,problemi di varia natura eccetera),che lo stesso Martone ha ammesso di voler escludere dal suo discorso.Quanto saranno?Il 5%?Il 10%?Bene…ci resta una percentuale del 17-12% di “debosciati”.
Mi sembra un po’ poco per porlo come un problema fondamentale per l’Università,per i giovani e per il mercato del lavoro.